La maggior parte della vitamina D viene prodotta e attivata naturalmente dal nostro organismo in seguito all’esposizione della pelle al sole.

VITAMINA D PER RINFORZARE IL SISTEMA IMMUNITARIO • Euracom

In forma di precursore inattivo, è contenuta anche in alcuni alimenti: nell’olio di pesce, nelle uova di pesci grassi come salmone, aringhe e sgombro. Data la difficoltà di introdurre nella dieta livelli ottimali e costanti di questa preziosa sostanza, la vitamina D può essere assunta ricorrendo agli integratori dietetici.

Non esistono studi definitivi per stabilire il dosaggio ottimale di vitamina D, anche se le attuali linee guida raccomandano di assumere una dose giornaliera compresa tra 25 e 50 microgrammi al giorno. Si stima inoltre che gran parte della popolazione abbia una bassa concentrazione sanguigna di questo importante elemento.

Conosciamo tutti i benefici che questa Vitamina apporta all’omeostasi del tessuto osseo, particolarmente importante nell’età dell’accrescimento e della post menopausa nel sesso femminile; meno noti, ma drammaticamente attuali e non trascurabili, sono invece i benefici che essa apporta alla risposta immunitaria.

Senza vitamina D, infatti, le cellule T non sono in grado di reagire e combattere le infezioni più gravi che minacciano l’organismo.

Secondo il modello immunologico attuale, per poter proteggere il corpo dalla minaccia di virus e batteri le cellule T del sistema immunitario devono in primo luogo essere esposte a tracce dell’agente patogeno. Ciò avviene quando queste vengono “presentate” da altre cellule immunitarie dell’organismo, i macrofagi. Le cellule T si possono così legare al frammento e dividersi continuamente dando luogo a centinaia di copie identiche, tutte specializzate nel riconoscere e nel distruggere lo stesso agente esterno.

Quando una cellula T è esposta a un agente patogeno, espone un dispositivo di segnalazione noto come recettore per la vitamina D: ciò significa che la cellula T deve avere a disposizione la vitamina D, o l’attivazione cesserà. Se le cellule T non riescono a trovare sufficiente vitamina D nel sangue, la risposta immunitaria sarà deficitaria.

Nel corso della ricerca, i cui risultati sono apparsi sull’ultimo numero della rivista Nature Immunology, i ricercatori sono riusciti anche a tracciare la sequenza biochimica di trasformazione di una cellula T da inattiva ad attiva: ciò apre la strada alla possibilità di intervenire in diversi punti di tale cammino per modulare la risposta immunitaria. L’elemento cruciale scoperto in questo caso è che le cellule T inattive, o “naïve”, non contengono né un recettore per la vitamina D né una specifica molecola (la PLC-gamma1) che la renderebbe in grado di dare una risposta antigenica specifica.
 
I risultati, secondo i ricercatori, potrebbero rivelarsi preziosi in tutti gli studi che riguardano il sistema immunitario, dalla messa a punto di nuovi vaccini o di nuovi immunosoppressori per i trapiantati fino alla lotta alle malattie infettive e alle epidemie globali.

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